Il Mediterraneo in barca

Simenon Georges

Adelphi (2019)
16 €
 9788845933936

Che Simenon sia un prodigioso narratore è a tutti noto. Ma forse non tutti sanno che Simenon, in particolare fra il 1931 e il 1946, è stato un reporter abile e singolare. Singolare perché, lungi dal considerarsi un inviato speciale, i suoi reportage li ha scritti «per sé», per viaggiare, per finanziare la sua curiosità. Quella curiosità nei confronti dell'uomo che ha scoperto in sé sin da quando, giovanissimo, lavorava alla «Gazette de Liège»: «Ho sempre colto la differenza fra l'uomo vestito e l'uomo nudo» ha dichiarato. «Intendo dire l'uomo com'è davvero, e l'uomo come si mostra in pubblico, e anche come si vede allo specchio». Così, alla vigilia di ogni viaggio, Simenon andava da un amico caporedattore e gli diceva: «La settimana prossima parto. Le interessano dodici articoli?». Ma proprio perché concepiti in funzione dell'unica attività che gli stesse a cuore, la scrittura - non a caso ha voluto intitolare il volume che li raccoglie «Mes apprentissages» («Il mio apprendistato») -, i suoi pezzi giornalistici non fanno dunque che rivelarci un'altra faccia del Simenon romanziere. Lo dimostra questo resoconto di una crociera compiuta nel Mediterraneo - da Porquerolles alla Tunisia passando dall'Elba, Messina, Siracusa, Malta - a bordo di una goletta: una lunga crociera durante la quale Simenon, che si era ripromesso di capire e descrivere il Mare nostrum, non potrà che confermarsi nella sua vera vocazione, la stessa di Stevenson: raccontare storie. Con una nota di Matteo Codignola.
@saverioceravolo
14 aprile 2020
Con Il "Mediterraneo in barca" Adelphi inaugura la pubblicazione dei reportage di Georges Simenon, l’autore di Maigret, aggiungendo così un altro tassello alla pubblicazione dell’opera omnia dello scrittore belga di cui quest’anno ricorre il trentesimo anniversario della scomparsa. Gli articoli che compongono l’opera sono apparsi inizialmente sul settimanale Marianne fra il giugno e il settembre 1934 e sono arricchiti da un set di foto scattate dallo stesso Simenon durante il viaggio, che rivelano un interesse e un talento per la fotografia tutt’altro che secondari. Seguiamo il nostro nei vari porti della sua crociera, da Porquerolles (meta prediletta dello scrittore) a bordo di una goletta italiana che farà tappa in varie città portuali tra cui Genova, Messina, Siracusa, la Valletta, Tunisi e Barcellona. E questa crociera e le sue storie, a volte quasi “mitologiche”, dovrebbero rispondere alla domanda che si fa Simenon, cosa è il Mediterraneo? Cosa, insieme a una determinazione geografica, connoti questo mare e – per estensione – chi su questo mare si affaccia. In questa sorta di lungo diario Simenon restituisce quell’attaccamento all’essenziale, alla vita semplice e scandita da rituali precisi e sempre uguali che la rende così desiderabile e piena di pace agli occhi dello scrittore, lui così ammantato dal “grigiore” nebbioso delle sue terre e che ritroviamo costantemente nei suoi romanzi. “Ci sono persone che vivono senza sapere di avere dei polmoni, che coltivano i loro campi senza conoscere le borse di Londra o di New York, che comprano asini senza preoccuparsi del loro rendimento in cavalli-vapore, che fabbricano vasi come al tempo dei greci, senza sospettare di star creando dei capolavori, e che mettono al mondo figli senza chiedere al governo se non sia il caso di farsi sterilizzare. Tutte queste cose forse un giorno gliele insegneremo…”. Anche questo è il Mediterraneo nello sguardo di uno scrittore. Una delle pagine più belle è senza dubbio quella dedicata a Cavo, un villaggio di mare in provincia di Livorno, a cui appartengono i marinai. In quei giorni Simenon si è visto la goletta invasa da una moltitudine di cugini dei marinai, in particolare quelli del fedelissimo Angelino, che spontaneamente si sono messi a fare piccoli lavoretti nell’imbarcazione e ad allietare le giornate con un po’ di musica in cambio soltanto della possibilità di condividere i pasti con i loro parenti. Quest’affetto genuino colpì profondamente lo scrittore e gli fece comprendere l’importanza della fraternità. E poi le storie le storie di emigrazione, di famiglie numerosissime i cui padri di famiglia cercano fortuna all’estero. Per cercare di vivere meglio, non solo per qualche pesce in più e per un’abitazione meno precaria. “Il Mediterraneo, quando emigra, porta con sé i suoi odori, le sue spezie, le sue chitarre e una schiera di cugini…”. In conclusione Simenon riesce a far capire ai lettori la bellezza del Mediterraneo con il suo calderone di storie in cui si intrecciano storia, natura e cultura e che costituiscono il nostro passato, il nostro presente e il nostro futuro. Certo oggi viviamo in altri tempi, di globalizzazione e problemi gravissimi - vedi l’oggi - che questa ha portato. Ma questi “piaceri” della vita semplice si possono ancora ritrovare negli occhi e nei gesti della gente di piccoli paesini del Sud lambiti dalla modernità, nelle isole Greche culle di miti perenni, nelle terre costiere lambite dalle acque del Mare Nostrum.